Quando si parla di riqualificazione energetica, il dubbio è sempre lo stesso: meglio il Bonus 65% o il Conto Termico 45%?
Entrambi incentivano gli interventi di efficientamento, ma funzionano in modo molto diverso.
Il Bonus 65% è una detrazione fiscale: si recupera in dieci anni, in dichiarazione dei redditi, e richiede capienza IRPEF.
Il Conto Termico, invece, è un contributo diretto del GSE: i soldi arrivano sul conto corrente in uno, due o cinque anni, senza attendere il rimborso fiscale.
La differenza non è solo contabile, ma strategica:
- chi ha redditi bassi o già saturi di detrazioni non sempre può sfruttare il Bonus;
- chi vuole tempi rapidi, invece, trova nel Conto Termico una soluzione più lineare e prevedibile.
La scelta dipende da tre fattori chiave:
- Reddito e capienza fiscale;
- Tempi di rientro desiderati;
- Tipologia dell’intervento (pompa di calore, solare termico, caldaia a biomassa…).
Chi pianifica con metodo valuta entrambe le opzioni, anche con una simulazione economico-fiscale: la detrazione più alta non sempre è la più conveniente.
Nel medio periodo, infatti, il Conto Termico spesso si rivela più sostenibile, perché garantisce liquidità immediata e meno incertezza.
In un mercato dove si parla tanto di risparmio energetico e poco di pianificazione, la consulenza fiscale diventa parte del progetto tecnico.
E scegliere bene l’incentivo è già un modo per risparmiare.
Cosa ne pensa il consulente — anzi, la consulente
Il vero risparmio non nasce dall’incentivo più alto, ma da quello più adatto alla situazione familiare e fiscale di chi lo utilizza.
Una buona consulenza fa risparmiare due volte: nei costi e negli errori.
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