23/08/2026

Licenziato perché non lavora il sabato: attenzione a cosa scrive il datore di lavoro


Un operaio viene assunto a tempo indeterminato con un orario di 40 ore settimanali distribuite dal lunedì al venerdì. Dopo poche settimane viene licenziato. Motivazione ? La conclusione dei lavori nei cantieri.
Il lavoratore impugna il licenziamento e sostiene che la vera ragione sia un’altra: non vuole lavorare il sabato.
Il Tribunale di Firenze gli dà ragione e dispone la reintegrazione, oltre a un’indennità risarcitoria pari a dodici mensilità.
SABATO SI O SABATO NO?
La vicenda non significa che un dipendente possa sempre rifiutarsi di lavorare il sabato.

Occorre verificare il contratto collettivo applicato, le regole sull’orario di lavoro e l’eventuale ricorso allo straordinario.
Ma c’è un elemento sul quale il datore di lavoro deve prestare particolare attenzione: ciò che viene scritto al momento dell’assunzione conta.
Se nella lettera di assunzione l’orario viene espressamente indicato dal lunedì al venerdì, non si può poi comportarsi come se il sabato fosse automaticamente una normale giornata lavorativa.
E, soprattutto, se nasce un contrasto su questo punto, non è prudente risolverlo utilizzando una diversa motivazione di licenziamento che non sia concretamente dimostrabile.
Nel caso esaminato, infatti, il giudice ha ritenuto insufficiente la ragione organizzativa indicata dall’impresa: la conclusione dei lavori nei cantieri non risultava adeguatamente collegata alla soppressione della specifica posizione lavorativa.
COSA DICE IL COMMERCIALISTA, ANZI LA DOTTORESSA COMMERCIALISTA
Per il datore di lavoro la lezione è molto pratica: la gestione del rapporto comincia dalla lettera di assunzione.

Orario, distribuzione settimanale della prestazione, mansioni e condizioni di lavoro non sono formule da inserire distrattamente in un modello standard.
Se l’organizzazione aziendale richiede flessibilità, questa esigenza deve essere valutata prima e disciplinata correttamente, nel rispetto del CCNL applicabile.
E quando si arriva a un licenziamento, la motivazione deve essere reale, coerente e documentabile.
Perché una frase scritta male all’inizio del rapporto può diventare un problema alla fine.
E il Tribunale, purtroppo per il datore di lavoro, legge anche le righe piccole.

Nota alla fonte
La vicenda è stata ricostruita sulla base delle notizie di stampa relative alla decisione del Tribunale di Firenze – Sezione lavoro, giudice Carlo Chiriaco. Al momento della pubblicazione non risultano reperibili online gli estremi completi né il testo integrale della sentenza.


Foto di  Jakub Żerdzicki su Unsplash

 

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